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Il film "Inganno Globale" vi racconta la "verità" sull'11 settembre 2001:

vignetta

Noi vi raccontiamo la verità sul film "Inganno Globale".

Dagli autori di Crono911:

Inganno
analisi ragionata del film "Inganno globale" (rev.3)

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Indice

Premessa

1. Tagliacarte
2. Abbattuto dai passeggeri
3. Le identità dei terroristi
4. La "versione ufficiale"
5. I punti "oscuri"
6. FAA e NORAD "interconnessi"?
7. La difesa aerea
8. La sincronizzazione dei voli
9. Basi militari
10. Caccia bloccati
11. Caccia deviati
12. Cheney al comando
13. Generali promossi
14. La Mc Kinney
15. Dirottatori a zonzo
16. Ancora i voli sincronizzati
17. La testimonianza di Mineta
18. Ritrovare il Pentagono
19. Hani Hanjour
20. La manovra di Hanjour
21. Telecamere al Pentagono
22. I testimoni del Pentagono
23. Sagadevan e la manovra impossibile
24. Senza sbandamenti
25. Un buco piccolo piccolo
26. Un prato pulito pulito
27. Un Pentagono basso basso
28. Un aereo grande grande
29. Nessun rottame
30. Nessun motore
31. Il missile Cruise
32. I rulli
33. Il foro di uscita
34. Il generale
35. Il missile con le ali
36. La buca di Shanksville
37. Il sindaco di Shanksville
38. Rottami a Shanksville
39 Strani odori a Shanksville
40. Ferraglia qualunque a Shanksville
41. Rottami nel lago
42. Piccoli aerei a Shanksville
43. Larry Silverstein
44. La demolizione volontarie
45. La struttura delle Torri
46. Frank De Martini
47. Incendi consumati
48. Acciaio e calore
49. L'incendio di Madrid
50. Jonathan Barnett
51. Steven Jones
52. Sopravvissuti
53. La Scala A
54. L'immagine IR
55. Il professor Fetzer
56. La polverizzazione completa
57. Un fenomeno inspiegabile
58. Lo stupore di David Childs
59. Lo stupore di Joe Casaliggi
60. I tempi dei collassi
61. I principi della fisica
62. Un ingegnere in California...
63. Siamo tutti fissati
64. Esplosivi e pozze
65. I punti caldi
66. Dallo Space Shuttle
67. Le pozze bollenti
68. David Ray Griffin
69. Il crollo impossibile
70. Il WTC-7
71. Esplosioni alla base
72. La parola ai testimoni
73. Scoppi ed esplosioni
74. Le comunicazioni dei pompieri
75. Cariche esplosive
76. Demolizioni controllate
77. Il raffronto
78. Lo sbuffo
79. I paragoni
80. La documentazione sigillata
81. Leslie Robertson
82. Ellen Mariani
83. Convinzione personale
84. Barry Zellman
85. Le vedove
86. Mindy Kleinberg
87. Al Qaeda
88. Comprate il DVD
Conclusioni
Link di approfondimento
Ringraziamenti
Contatti

Premessa


"Inganno Globale", giunto alla "terza revisione", è un film realizzato da un regista italiano, Massimo Mazzucco, che vive in USA e gestisce il sito web "Luogocomune" nel quale sono sostenute o ospitate numerose teorie di "complotti". Tali teorie abbracciano molti argomenti, storici e d'attualità, politici e (fanta)scientifici, e sono estremamente varie e fantasiose: si parte dal "complotto" di Pearl Harbor del 1941 (secondo cui gli USA favorirono l'attacco giapponese) per arrivare a quello delle "scie chimiche" (secondo cui le scie lasciate dagli aerei nel cielo sarebbero in realtà emissioni di sostanze chimiche destinate a controllare il clima terrestre o a influenzare la vita umana, quella animale e quella vegetale, in un piano cui concorrono i principali governi del mondo e - secondo alcuni - anche una o più civiltà aliene).

Nel film "Inganno Globale" il regista sostiene, più o meno apertamente, che gli attentati terroristici dell'11 settembre 2001 siano stati organizzati e compiuti dallo stesso governo americano, per ragioni che non vengono meglio precisate.

Nei primi mesi del 2006 avevamo pubblicato un documento di critica alla prima edizione del film. Il documento, denominato Global Fakes, è di taglio decisamente ironico e satirico, non particolarmente approfondito, e va letto tenendo a portata di mano un altro documento, Crono911 ,  che invece è un preciso lavoro di ricostruzione storica ed approfondimento dei fatti dell'11 settembre e dei loro vari aspetti.

In tutta sincerità, l'idea di sorbirci nuovamente il film Inganno Globale nella sua terza edizione, per sottoporlo ad un'analisi più accurata, non ci entusiasmava, ma ci siamo decisi a farlo nella consapevolezza che questo film rappresenta una gran parte del movimento "cospirazionista" italiano ed è una buona base di lavoro per  evidenziare  le tecniche ingannevoli ed i meccanismi tendenziosi utilizzati dai "cospirazionisti" per propagandare, diffondere e sostenere le proprie teorie .

Il lettore meno "preparato" potrebbe restare confuso da alcuni vocaboli utilizzati nel testo: attorno a questi argomenti, infatti, sono stati coniati o adattati dei termini particolari.

E' bene quindi precisare il significato di quelli più comunemente utilizzati:

COSPIRAZIONISTA: è così definito colui che sostiene una o più ipotesi di "complotto"  o di "auto-attentato" organizzato dagli stessi americani o dagli ebrei.
COSPIRAZIONISMO: il variegato movimento delle teorie dei cospirazionisti.
COMPLOTTISMO: sinonimo di cospirazionismo.
VERITA'UFFICIALE: è il termine con cui i cospirazionisti si riferiscono ai fatti ricostruiti dal governo americano, dalle commissioni di inchiesta, dalla pluralità dei mass-media, dai periti e dai centri di ricerca specializzati. In effetti equivale alla "verità comunemente accettata".
DEBUNKER: è il termine con cui vengono comunemente indicati coloro che si dedicano a confutare le teorie cospirazioniste.
DEBUNKING: è l'attività propria del debunker. Ad esempio, questa analisi è in effetti un "debunking" del film Inganno Globale.

Fatta questa doverosa premessa, passiamo al film, che si suppone voi abbiate già visto. Il film è scaricabile gratuitamente da Arcoiris .
E' anche in vendita, in formato DVD, da solo o abbinato ad un libro.
Il regista, proprio nel sito di Arcoiris, descrivendo la sua creazione spiega: "Non esiste il complottismo, esistono solo delle risposte poco chiare da parte dei governi. Noi vogliamo soltanto chiarezza".
In realtà, come vedremo fra poco, il film fa tutt'altro: è un vero e proprio atto di accusa. E anzichè denunciare "l'Inganno", come il titolo suggerisce, è esso stesso un inganno, un concentrato di menzogne e di disinformazione, mascherato da documentario, o da film-inchiesta, chiamatelo come vi pare.
E' giunto il momento di analizzare il filmato, e spiegare perché mente, inganna e disinforma.  Vi spiegheremo dove mente, vi mostreremo dove si contraddice da solo, vi evidenzieremo i sottili trucchi psicologici utilizzati.
Il film ha una durata di 90 minuti circa, ed è suddiviso in vari Capitoli e Titoli. Immagini, clip video, interviste e testi scorrono ad un ritmo costante, non particolarmente serrato, proprio come si addice a un noioso documentario,  il che contribuisce a dare allo spettatore una certa sensazione di serietà  e autorevolezza e assicura che ogni sequenza sia assorbita prima di proporgli quella successiva. Un costante commento audio, sottotitoli e brevi testi introduttivi o conclusivi evidenziano il messaggio fondamentale e sintetico di  ciascuna sequenza, secondo una curata tecnica di comunicazione che mira a trasmettere i concetti essenziali.

AGGIORNAMENTO: A fine febbraio del 2007 il regista Massimo Mazzucco ha pubblicato una "contro-analisi" con l'intento dichiarato di controbattere alle contestazioni che abbiamo mosso in questa sede. La "contro-analisi" si è rivelata un maldestro e patetico tentativo di giustificare le menzogne contenute nel film e di aggirare i dati di fatto da noi esposti, ottenendo così l'effetto contrario di confermare in pieno tutto quanto qui affermato e dimostrato. Dal canto nostro, avevamo deciso di non contro-contro-replicare, per non confondere i lettori convolgendoli in un dibattito che non ci interessava: noi lavoriamo con i fatti, non con le opinioni. Forse spiazzato da questa nostra posizione, il regista ha quindi ritenuto di affrontarci sul nostro forum, ma si è trovato di fronte ad un muro di dati oggettivi che ha cercato inutilmente di aggirare.
Pochi giorni dopo, il 7 marzo, la nostra analisi è stata trasmessa, pressochè integralmente, dal programma Matrix diretto dal giornalista Enrico Mentana sulla rete televisiva nazionale Canale 5. Sul sito di Matrix possono essere visionati alcuni spezzoni della trasmissione.
Il 16 aprile Matrix ha concesso un diritto di replica al regista, trasmettendo un clip video prodotto dal regista stesso. Il video è un tentativo di difendere il film e di contestare la nostra analisi, ma finisce per confermarla: infatti utilizza ancora una volta le tecniche ingannevoli e i trucchetti che abbiamo messo in luce. Ad esempio, finge di citare la nostra analisi ma in realtà mostra spezzoni realizzati autonomamente da Matrix, esibisce fonti che sono esattamente quelle fonti obsolete e superate che gli abbiamo evidenziato, mostra testimonianze che non sono comprese negli elenchi utilizzati per la produzione del film, mostra un elenco di citazioni che è stato creato apposta dopo la nostra analisi, e così via. Tutta roba buona per ingannare lo spettatore poco attento, esattamente come il film. Infine, nel tentativo di recuperare credibilità, introduce "nuove" argomentazioni che nel film erano del tutto assenti. Il risultato è stato così maldestro che il regista ha subito critiche da alcuni dei suoi stessi "discepoli" sul suo forum. Ci è stata chiesta una contro-replica, ma vorremmo evitare di trasformare la questione in una partita di ping-pong: la nostra analisi è basata su dati di fatto che chiunque può verificare, e i giochi di prestigio del regista non li potranno mai cambiare.
A chi è curioso, consigliamo di leggere questi due commenti scritti dal giornalista ricercatore Paolo Attivissimo e dall'esperto balistico Enrico Manieri:
Attivissimo Manieri


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Avvertenze:

Il contenuto di questa pagina può essere utilizzato gratuitamente e liberamente, purchè sia indicata la fonte e senza alterazioni che ne modifichino il significato e gli intendimenti.

Pubblicato nel mese di dicembre 2006

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sfondo


La nostra analisi


1. Tagliacarte


La prima frase ingannevole appare pochi secondi (20 circa) dopo l'inizio del film, quando il narratore dice:
La mattina dell'11 settembre 2001... 19 terroristi, armati di tagliacarte, dirottano quattro aerei commerciali....”

Il regista parla di “tagliacarte”. Ma le cose stanno davvero così?
Boxcutter
Il Rapporto della Commissione di inchiesta, a pagina 8, dice: A differenza degli altri voli, un passeggero del volo 77 ha riportato che i dirottatori erano armati di “box-cutter” (che è improprio tradurre  “tagliacarte”, ma più correttamente è un taglierino, di quelli con una affilatissima lama d'acciaio, come nella foto a destra).
A pagina 9, lo stesso rapporto dice, sempre in relazione al volo 77: “Barbara Olson chiamò suo marito... spiegò che... i terroristi avevano coltelli e box-cutter”.
Questi sono i soli due accenni ai “box-cutter” nel Rapporto, ed entrambi si riferiscono al volo 77.
Infatti il Rapporto, a pagina 7, dice che i dirottatori del volo UA175 usarono coltelli, “mace” (spray irritante al peperoncino) e la minaccia di una bomba, e cita le affermazioni di almeno due passeggeri e di un assistente di volo.
A pagina 8 il Rapporto dice che un passeggero del volo 77 ha riferito che i dirottatori erano armati di coltelli.
A pagina 13 il Rapporto dice che almeno 10 passeggeri e 2 assistenti di volo sono riusciti a fare telefonate dal volo 93 e hanno affermato che i dirottatori erano armati di coltelli e affermavano di avere una bomba.
La nota 82 di pagina 457 del Rapporto spiega che tra le macerie del volo UA93 sono stati rinvenuti ben 14 coltelli o pezzi di coltello.
La nota 25 di pagina 453 parla di coltelli a bordo del volo 11, sulla base di quanto dichiarato dalle due assistenti di volo, ed a pagina 5 il Rapporto spiega che i dirottatori del volo 11 utilizzarono spray irritanti e la minaccia di una bomba.

Abbiamo quindi coltelli, spray irritanti, minaccia di bomba... e solo per un singolo volo, il 77, si parla anche di “box-cutter”.

Stranamente il regista ignora tutto questo, e parla solo di “tagliacarte”.
Potremmo concedere che si tratti di un'approssimazione, una svista....? No, non possiamo farlo. Per tre motivi:

Inganno Globale è giunto alla terza revisione e pertanto ci sono state le possibilità di eliminare un errore o una svista.

Il regista ha più volte affermato di aver svolto approfondite ricerche sull'argomento. Ad esempio, lo ribadisce in questa intervista: ItalyRadio . Pertanto, come fa un ricercatore a sbagliare così clamorosamente?

Il regista vive negli Stati Uniti ( Macroedizioni ), quindi l'inglese lo conosce bene, e certamente conosce il significato e la differenza di termini semplici come “knives” (coltelli) e “box-cutter”(taglierini).


A questo punto potremmo pensare che il regista, nelle sue “approfondite ricerche”, abbia reperito fonti attendibili che gli permettono di parlare di “tagliacarte” anziché di “taglierini” e “coltelli” e “bombe” e “spray irritanti”... ma questo è impossibile, perché non esistono fonti che possano spiegare e descrivere cosa è successo a bordo di quegli aerei, se non le parole dei passeggeri e degli assistenti di volo che sono riusciti a utilizzare i telefoni di bordo.

E quindi, che altre fonti può mai aver trovato il regista di Inganno Globale?

Se avesse davvero fatto una ricerca, avrebbe certamente scoperto che passeggeri e assistenti di volo hanno sempre parlato di coltelli,  mai di tagliacarte.
Ad esempio i ricercatori del sito Killtown (che pure è un sito a tendenza complottista) hanno raccolto tutte le dichiarazioni e registrazioni disponibili in merito alle telefonate da bordo degli aerei, e ne hanno anche indicato con precisione le fonti, in questo dettagliato lavoro: Phone Calls nel quale chiunque può verificare quanto abbiamo appena affermato.

E'chiaro quindi che il termine usato dal regista (“tagliacarte”) e l'esclusione di ogni accenno a coltelli, spray irritanti e minacce di bomba, non sono una scelta casuale: è invece una precisa tecnica per predisporre lo spettatore a dubitare della versione ufficiale, ingannandolo a monte sul contenuto della versione ufficiale stessa.

La tecnica è subdola e sofisticata, perchè uno spettatore, da un film del genere, si aspetta un meccanismo del tipo: <Questa è la versione ufficiale, mentre questa è la nostra versione alternativa> ma non si aspetta che il film menta sulla versione ufficiale stessa.

Chiediamo venia per esserci così dilungati su questo primo singolo dettaglio, ma vedremo assieme come il regista abbia applicato questa tecnica di inganno più volte nel corso del filmato.

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2. "Abbattuto dai passeggeri"


Non bisogna aspettare molto: bastano meno di 30 secondi, ed ecco che al minuto 0 e secondi 48, il regista, continuando la sua ricostruzione dei fatti secondo la (presunta) versione ufficiale, spiega che i primi due aerei sono stati fatti schiantare contro le Twin Towers, il terzo contro il Pentagono e il quarto “viene abbattuto dai passeggeri in rivolta... nei cieli della Pennsylvania”.

Come sarebbe, “abbattuto dai passeggeri?”
Il volo United 93 è stato fatto schiantare dai terroristi, per evitare che i passeggeri in rivolta ne riprendessero il controllo. Questo ormai lo sanno tutti, e quindi perchè il regista fa un errore così madornale?
Pensateci un attimo.
Il regista non ha alcuna convenienza a dire che l'aereo è stato “abbattuto” dai passeggeri anziché dai dirottatori: una cosa o l'altra non incide sugli scopi che si è prefissato e la stragrande maggioranza degli spettatori conosce bene la storia ufficiale del volo United 93, oggetto persino di un film.
Il regista dà per scontato che lo spettatore non si soffermerà sull'imprecisione, ma il suo scopo è comunque raggiunto, ed è quello di introdurre il termine “abbattuto”.
Da quando in qua dirottatori o passeggeri “abbattono” un aereo?
Semmai si dice: “fanno schiantare”.
Il termine “abbattere”, invece, richiama mentalmente l'azione militare di un caccia, o di un missile antiaereo, specialmente se esso è seguito da nei cieli della Pennsylvania”.
“Abbattere in cielo” ha un significato ben diverso da “schiantare al suolo”, vi pare?
Ecco quindi che lo spettatore viene predisposto ad “incapsulare” nei suoi processi mentali anche questo secondo concetto (il primo è stato quello dei tagliacarte): “l'abbattimento”.
Sono passati meno di 50 secondi dai titoli di apertura e già il regista ha trasmesso due messaggi precisi quanto apparentemente casuali, così apparentemente casuali che se qualcuno gli facesse notare la cosa, tosto potrebbe rispondere: “Ma vuol criticare il mio film appellandosi a qualche imprecisione linguistica? Questo è arrampicarsi sugli specchi !”.
Andiamo oltre.

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3. Le identità dei terroristi

Minuto 01 e 10 secondi.


Voce narrante:
“I dirottatori risultano essere quindici sauditi e quattro egiziani, di cui due giorni dopo l'FBI fornisce al mondo nome, cognome e fotografia

L'affermazione serve a far apparire sospetto che l'FBI sia riuscita in 48 ore a procurarsi dati anagrafici e fotografie dei dirottatori. Ma in realtà c'è ben poco di strano in ciò: i dirottatori hanno dichiarato i propri nomi e cognomi al momento di acquistare i biglietti di volo, e i medesimi sono stati annotati in fase di check-in e registrati sulle liste di imbarco. Le assistenti di volo, come si evince dalla lettura del citato Rapporto della Commissione di Inchiesta, hanno riferito telefonicamente i numeri dei posti occupati dai dirottatori. Nelle liste passeggeri, peraltro, quelli dei dirottatori erano gli unici nomi arabi. Persino il più mediocre degli inquirenti aveva a disposizione elementi a sufficienza per risalire ai nomi e cognomi dei dirottatori in mezz'ora, altro che 48 ore.
A quel punto, bastava verificare quei nomi e cognomi negli archivi del Servizio Immigrazione, per tirare fuori le schede relative al rilascio del visto di ingresso per gli USA con tanto di foto appiccicata sopra. Per non parlare dei vari documenti di identità e patenti di guida che i terroristi avevano chiesto e ottenuto nel loro periodo di soggiorno in USA. Una discreta raccolta di questi documenti è contenuta nella Appendice A, pag. 171, della monografia Terrorist Travel acquisita agli atti della Commissione di Inchiesta e liberamente scaricabile. Niente di trascendentale, quindi. Possibile che il regista non se ne sia accorto, nelle sue "approfondite ricerche"?
Foto Visa di Atta
A sinistra, il Visto di ingresso (VISA) di Atta, capo dei 19 terroristi, rilasciato dalle autorità statunitensi.

Ma non è tutto. Infatti, è falso che l'FBI abbia rilasciato "al mondo" le fotografie dei dirottatori, appena due giorni dopo gli attentati. L'FBI ha rilasciato le fotografie il 27 settembre del 2001, con un comunicato ufficiale, nel quale peraltro le identità anagrafiche non sono ancora stabilite con certezza. Non due giorni, quindi, ma oltre due settimane. E in quello stesso giorno, 27 settembre, nomi e foto sono pubblicati dai media, come  CBS News.

Invece, il 14 settembre precedente, l'FBI aveva rilasciato solo una lista di nomi e cognomi, peraltro imprecisi, anche in questo caso con un comunicato ufficiale. Tre giorni dopo, non due. Solo nomi e cognomi imprecisi, niente foto.

Ma che ricerche ha mai fatto questo regista? Nemmeno Wikipedia (note 36 e 38) ha consultato, visto che pure lì c'è scritto!
Peraltro, se avesse letto almeno quella (Wikipedia) avrebbe scoperto che i dirottatori non erano quindici sauditi e quattro egiziani. Di egiziani, infatti, ce n'era solo uno.

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4. La versione "ufficiale"


Minuto 01 e 25 secondi.


Voce narrante:
“Questa è in sintesi la versione ufficiale dei fatti, fornita al mondo dall'Amministrazione americana, tramite i maggiori media a diffusione globale”

Come abbiamo visto, la "versione ufficiale" è un tantino diversa, ma lo scopo del regista è chiaro: spaccia per "versione ufficiale" qualcosa che è diverso, e meno credibile, per poterla poi attaccare. Ha superato il primo "muro" mentale dello spettatore, fornendogli una versione ufficiale diversa da quella reale, prima ancora di iniziare l'attacco alla versione ufficiale stessa. Lo spettatore si aspetta l'attacco, vuole valutarlo, ma non sa che l'attacco c'è già stato e ha già preparato il terreno per "lo sfondamento finale". 

E' la stessa tecnica di un bravo prestigiatore o illusionista: il pubblico si chiede come faccia a far sparire una donna da una scatola in cui è stata chiusa, cerca di capire qual'è il trucco, ma non ci riesce, perchè la donna, in realtà, non è mai entrata nella scatola. Il trucco si è consumato prima ancora dell'inizio.

Ma il regista fa di più: introduce il termine "versione ufficiale" , che solitamente è usato, nel linguaggio corrente, per indicare una versione dei fatti rilasciata dalle autorità e che potrebbe essere artificiosa rispetto a quella reale. Ma una "versione ufficiale" è appunto quella rilasciata dalle autorità, non quella che viene riferita dai mass-media, che solitamente testimoniano e riferiscono anche ciò che i propri reporter hanno avuto modo di vedere e sentire personalmente. Nel caso dell'11 settembre, i media hanno avuto un ruolo fondamentale: i giornalisti hanno visto, hanno ascoltato, hanno fatto riprese televisive, hanno intervistato, hanno raccolto informazioni di ogni tipo.
La gente comune di solito si fida poco delle "versioni ufficiali" ma tende a lasciarsi influenzare dalla generalità dei media.
Il regista ha bisogno di incrinare la fiducia che solitamente si ripone in una versione che è accettata e riferita da una pluralità di mass-media.
E cosa fa? Dice che la "versione ufficiale" è stata fornita al mondo dall'Amministrazione americana "tramite" i media. Ossia che i media si sono asserviti a diffondere globalmente non ciò che essi stessi hanno visto e verificato, ma ciò che l'Amministrazione americana gli ha passato.

Il regista sta abilmente suggerendo nella mente dello spettatore: <Questa è la versione ufficiale, e come vedi ha dell'improbabile già solo a sentirla. E' una versione fornita dall'Amministrazione Bush, e se la versione è improbabile, significa che probabilmente quella Amministrazione mente. E quindi i mass-media mentono anche loro. Fra poco ti mostrerò io come stanno i fatti>.
Non dimentichiamo che il "bersaglio" del film è lo spettatore medio, ossia quello spettatore che non si è mai dedicato a ricerche e approfondimenti sull'argomento. Uno spettatore che sa dell'11 settembre solo ciò che ha letto sui giornali e visto in TV, ossia proprio attraverso i mass-media. E se ora pensa che i media gli abbiano mentito, è consapevole... di non sapere nulla. Con un paio di abili mosse il regista ha incrinato le convinzioni dello spettatore medio e adesso ha campo libero per inculcargli ciò che vuole.

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5. I punti "oscuri"

Minuto 02 e 00 secondi.

Narratore:
“Ma dall'identità stessa dei terroristi, alla scomparsa totale di due dei quattro aerei, dall'inspiegabile stallo della difesa più impenetrabile del mondo, alle cause stesse del crollo delle tre torri, questa versione ufficiale presenta moltissimi punti oscuri, che nessuno finora ha mai saputo chiarire

Come abbiamo detto più sopra, la tecnica utilizzata accompagna alla disinformazione sottile e sistematica, l'enunciazione di concetti secchi e precisi destinati a rimanere impressi nello spettatore. Quest'ultimo infatti, dopo due minuti di film, ha già la consapevolezza di una versione ufficiale che non è credibile, così come non sono credibili i mass-media che la documentano. E' quindi pronto ad assimilare il concetto che esistono "punti oscuri" da chiarire, e pronto ad accettare affermazioni senza fondamento quali "scomparsa totale di due aerei" e "inspiegabile stallo della difesa".

Invece (basta dare uno sguardo ai documenti e ai link che riportiamo su Crono911) l'identità dei terroristi è oggi ben nota, nessun aereo è scomparso, le ragioni dello "stallo" della difesa aerea sono state ampiamente sviscerate e spiegate, le cause del crollo degli edifici sono state analizzate e spiegate dai migliori esperti strutturali del mondo, punti oscuri ce ne sono ancora pochi o nessuno, e tutti i chiarimenti possibili sono stati forniti (non solo dal Governo USA ma anche da molti altri enti e autorità, perfino dai complici dei dirottatori) e raccolti in decine e decine di migliaia di pagine di documentazione, tutta tranquillamente consultabile o scaricabile da Internet.
Ma lo spettatore comune, tutto questo non lo sa, e il regista si guarda bene dal diglierlo.



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6. FAA e NORAD "interconnessi"?

Minuto 03 e 25 secondi.



Il film descrive il funzionamento del sistema di controllo del traffico aereo civile (FAA) e ad un certo punto afferma: “A sua volta il sistema civile è interconnesso a quello della difesa militare, il NORAD, che dispone anche di una sua rete di controllo indipendente”.

Interconnesso? Non c'era alcuna interconnessione, l'unica via di comunicazione tra gli enti di controllo civili e quelli militari era rappresentata... dalle normali linee telefoniche! C'è un'ampia documentazione di ciò, che comprende anche le registrazioni delle telefonate tra operatori civili e militari, anch'esse rese disponibili.

Ma già il Rapporto della Commissione di Inchiesta, sin dal 2004, aveva messo in luce l'assenza di qualsiasi interconnessione. Una disamina del funzionamento della difesa aerea americana è presente in una specifica Sezione di Crono911 , nonchè nello Staff Report del 26 agosto 2004 , e Vanity Fair ha pubblicato il resoconto completo di tutte le comunicazioni tra FAA e NORAD , ed è possibile persino ascoltarne le registrazioni. 

Tutto questo è sfuggito al regista? Non lo crediamo. Crediamo che ci siano già tanti elementi, in questi primi tre minuti e mezzo di film, per capire che non stiamo parlando di sviste ed errori, ma di vera e propria disinformazione.

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7. La difesa aerea

Minuto 03 e 45 secondi in poi.



Il narratore descrive l'efficienza delle procedure di intercettazione dei caccia militari nei confronti di aerei civili fuori rotta, citando le decine di casi risolti positivamente nello stesso 2001, prima dell'11 settembre.

Il film evita accuratamente di precisare che quei casi sono radicalmente diversi, perchè sui quattro velivoli dirottati l'11 settembre i transponder furono spenti o ne fu cambiato il codice identificativo. I transponder sono quegli apparati che consentono di individuare con esattezza l'identità e la posizione di un aereo (funzionamento transponder) in mezzo a centinaia di altri velivoli, grazie a un codice identificativo. Una simile evenienza non si era mai verificata in precedenza.

Inoltre il regista afferma che in caso di dirottamento “l'aviazione civile avvisa subito quella militare, che fa scattare l'allarme e fa alzare in volo uno o due caccia dalla base più vicina... il tempo medio fra l'allarme e il decollo dei caccia è di circa sei minuti

Anche questa è una significativa "imprecisione": i caccia per l'intercettazione non si alzano dalla “base più vicina”, perchè solo alcune basi aeree mantengono i propri caccia in servizio “di allarme”, pronti al decollo. Nel 2001 c'erano solo sette basi aeree a garantire il servizio di allarme in USA, e di queste, solo due erano nell'area di competenza del NEADS, il settore della difesa aerea che copre New York e Washington. 

Non c'è da meravigliarsi per questo: dopo la fine della Guerra Fredda, i paesi occidentali hanno progressivamente diminuito lo stato di prontezza operativa dei propri reparti di intercettazione.
Non è un caso, ad esempio, che nel recente episodio di un B-737 dirottato dalla Grecia verso l'Italia, i caccia italiani hanno dovuto decollare addirittura da Trapani, nonostante vi fossero basi aeree ben più vicine (Foggia - Amendola, Brindisi, Bari - Gioia del Colle, Taranto - Grottaglie).
Semplicemente, Trapani era la base in servizio di allarme, le altre, pur avendo numerosi caccia a disposizione, non erano in allarme e pertanto non avevano velivoli pronti al decollo.
Per preparare un caccia al decollo, rifornirlo e armarlo, occorrono ore.

Un'altra affermazione fuorviante, è quella del tempo medio tra allarme e decollo dei caccia.


E' verissimo che i caccia decollano in pochi minuti dall'allarme, ma per “allarme” non si intende il momento in cui si verifica l'emergenza, ma il momento in cui viene dato l'ordine di decollo.
Sono due cose ben diverse. L'ordine di decollo può arrivare anche decine di minuti dopo che si verifica una situazione di emergenza, perchè la procedura segue precise regole di autorizzazione nella catena di comando civile, militare e persino politica. Solo dal momento dell'arrivo dell'ordine di decollo, che in gergo si chiama “Scramble”, si calcolano quei sei minuti di tempo medio.

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8. La sincronizzazione dei voli

Minuto 04 e 35 secondi.



Il film descrive cronologicamente gli eventi di quella mattina, e in particolare rotte e vicende degli aerei dirottati. Dopo aver citato gli orari di decollo degli aerei (non precisissimi, la differenza è di circa un minuto rispetto a quelli reali, la cosa è ininfluente ma in ogni caso stona con le famose “approfondite ricerche” di cui il regista si fa vanto) afferma:
Nel frattempo il primo aereo ha staccato il transponder, che per i controllori di volo significa dirottamento, e ha compiuto un'improvvisa virata a sinistra. Subito dopo anche il secondo aereo stacca il transponder e vira a sinistra, venendo a trovarsi praticamente accanto al primo, in rotta verso New York. Ma mentre il primo aereo prosegue verso le torri gemelle, il secondo le oltrepassa e continua per almeno 50 miglia in direzione sud. Solo quando il primo aereo ha colpito la prima torre, il secondo fa un'inversione di marcia e punta a sua volta su Manhattan. Arriva così quindici minuti dopo a colpire la seconda torre, sotto gli occhi di tutte le telecamere che già stava inquadrando la prima che bruciava. In quel momento il terzo aereo, che si trova già sul West Virginia, stacca il transponder e inverte la rotta, viaggia indisturbato per quasi 40 minuti e si abbatte sul Pentagono alle 9:39. A quel punto il quarto aereo che si trova ai confini dell'Ohio, stacca il transponder e inverte la rotta, viaggia a sua volta indisturbato per quasi mezz'ora, prima di cadere nel campo vicino a Shanksville”

Questa sequenza è semplicemente falsa.

Le Time Line e le rotte dei velivoli sono ricostruite nei documenti già citati (il Rapporto della Commissione di Inchiesta e lo Staff Report), e in tutti i rapporti della FAA e dell'NTSB resi pubblici.
Una ricostruzione corretta delle sequenze temporali è consultabile nella sezione Timeline di Crono911.
Una disamina delle presunte (ed inesistenti) coincidenze degli orari, proprio con riferimento alle affermazioni di Inganno Globale, è stata inserita in un articolo su Undicisettembre.

Scopriamo così, ad esempio, che il terzo aereo ha staccato il transponder sette minuti prima dell'impatto del secondo aereo, e non dopo, come sostiene il regista.
Ed il volo UA175 (il secondo aereo) non ha volato 50 miglia in direzione sud, ma volava verso ovest, e non ha mai "oltrepassato le torri".

Siamo quindi in presenza di una menzogna bella e buona, e in questo caso non c'è nessuna scusante che tenga: posizione, orari e rotte dei velivoli in volo, infatti, non possono essere fornite da nessuna altra fonte che non siano i tracciati radar e le scatole nere. Non c'è modo di sfuggire a questo semplice dato di fatto. E quindi, da dove ha preso il regista quei dati? Se li è inventati, o è andato a pescarli su qualche vecchia timeline pubblicata da qualche giornalista sulla base di mere supposizioni, quando i dati reali non erano stati ancora resi pubblici? Sarebbero queste le "approfondite ricerche", allora? Cercare dati vecchi e imprecisi, chiaramente sbagliati, pur di assecondare le proprie affermazioni? Non lo sappiamo, perchè Inganno Globale, ovviamente, non cita quasi mai le fonti da cui trae le proprie affermazioni.

Del tutto falsa anche l'affermazione che lo spegnimento del transponder sia interpretato dai controllori di volo come il segnale di un dirottamento: prima dell'11 settembre 2001 non è mai successo che un velivolo dirottato abbia spento il transponder: in caso di dirottamento il pilota inserisce un codice preciso nell'apparato (7500) che pertanto deve essere acceso e funzionante per segnalare il dirottamento. 

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9. Basi militari


Minuto 06 e 30 secondi circa.

Narratore:
“Questa è la mappa delle basi militari nella zona interessata dai dirottamenti di quel giorno” (mostra una mappa geografica con tante basi).

Come abbiamo detto (e documentato), una base militare che non abbia aerei pronti al decollo su allarme, non può essere di alcuna utilità in simili evenienze. Pertanto la mappa mostrata è solo un ulteriore elemento per distorcere i fatti.

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10. Caccia bloccati

Minuto 06 e 50 secondi circa


Narratore:
“Mentre al NORAD si seguivano gli eventi in tempo reale, sulle varie piste i caccia attendevano inutilmente un ordine di decollo che per qualche motivo non arrivava mai”. 
Il regista condisce questa affermazione parlando di ordini e contro-ordini che avrebbero tenuto i caccia a terra.

Si tratta di un'affermazione priva di qualsiasi fondamento.
Come abbiamo visto più sopra, c'erano solo due basi disponibili con un totale di quattro caccia, e tutti e quattro sono decollati quando è arrivato l'ordine di decollo, senza alcun contro-ordine. Dalle Time-Line che abbiamo citato, peraltro, si evidenzia chiaramente che i primi due caccia ricevettero l'ordine di decollo nel momento in cui il primo aereo impattava il WTC-1,  circa sei minuti dopo che il NEADS (comando dipendente dal NORAD) era stato informato del dirottamento, ed i caccia decollarono nel giro di 7 minuti dall'ordine. Non ci sembrano tempi così lunghi.

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11. Caccia deviati

Minuto 07 e 40 secondi.


Narratore:
“Il secondo aereo dirottato entrava in quel momento negli schermi radar dell'aeroporto di Newark... ma per qualche inspiegabile motivo ai due caccia già in volo per New York veniva ordinato di proseguire a velocità ridotta. In questo modo anche United 175 faceva in tempo a colpire la seconda torre. A quel punto i due caccia venivano inspiegabilmente mandati a parcheggiarsi in quota, a largo di Long Island, nonostante il terzo aereo avesse già interrotto i contatti da molti minuti... altri due caccia pronti a decollare dalla pista di Langley, vicino a Washington, decidevano di farlo anche se l'ordine ufficiale continuava a non arrivare... ma una volta in volo, quando stavano puntando sull'aereo diretto sul Pentagono, venivano deviati su Baltimora verso un bersaglio inesistente, da una telefonata dei servizi segreti della Casa Bianca

Anche qui siamo nel campo dell'invenzione pura, e della più sfrenata fantasia, al punto che diventa persino difficile contestare qualcosa che è totalmente campato in aria.
Infatti i primi due caccia di Otis sono decollati quando il volo AA11 (il primo aereo) si era ormai schiantato, e il NEADS non ha avuto notizia di un secondo aereo dirottato (l'UA175) fino alle ore 09:03, ossia nello stesso momento in cui anche il secondo aereo si stava schiantando. I due caccia di Otis, quindi, non hanno mai avuto la possibilità fisica di intercettare nè il volo AA11 nè il volo UA175. Non c'è nulla di inspiegabile, è proprio chiaro e lampante, ed è evidentissimo dall'esame delle fonti precedentemente citate.
Quanto al terzo aereo (AA77, che ha impattato il Pentagono a Washington DC), come spieghiamo con dovizia di dati e fonti QUI , non era intercettabile in tempo utile nè dai primi due caccia decollati da Otis, nè dalla seconda coppia di caccia decollata da Langley con la massima tempestività (appena tre minuti dall'ordine).

E' poi del tutto falsa l'asserzione di una telefonata dei servizi segreti che avrebbe messo fuori rotta i caccia di Langley.
I servizi segreti fecero esattamente il contrario, adoperandosi per far decollare quanti più caccia possibile a protezione di Washington DC (Aviation Week) .

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12. Cheney al comando

Minuto 08 e 45 secondi circa (continuando il discorso da sopra).



Voce narrante: Pare che l'ordine arrivasse direttamente da Dick Cheney, il Vice Presidente, che sin dal primo mattino, per l'assenza di Bush dalla Capitale, era saldamente al comando della situazione (il regista accompagna l'affermazione con lo sfondo di una fotografia di Cheney in atteggiamento “ringhioso”: probabilmente la peggiore che è riuscito a reperire).

Cheney non era affatto al comando della situazione. Nel corso di quegli avvenimenti, c'erano ben nove centri di comando civile e sei centri di comando politico-militare interessati , senza alcun coordinamento l'uno con gli altri, come si evince dalla lettura dei documenti già citati.
Ed in particolare,Cheney è stato trascinato nel Bunker operativo sotto la Casa Bianca, praticamente nello stesso momento in cui il terzo aereo (AA77) si stava schiantando sul Pentagono: (Telegraph , Rapporto della Commissione 9/11 pag.40 e relative note, Washington Post .
Prima di quel momento, il Vice Presidente non aveva avuto alcuna possibilità di controllo di quanto stava accadendo e di fatto gli unici a tentare di coordinare le operazioni erano Richard Clarke (consigliere presidenziale per l'antiterrorismo) in teleconferenza dalla Casa Bianca, e il comando militare NMCC al Pentagono.

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13. Generali promossi

Minuto 09 e 00 secondi circa


Voce narrante: “I responsabili ai più alti livelli della difesa, invece di venire processati, degradati o comunque puniti in qualche modo, venivano sorprendentemente promossi a posizioni ancora più prestigiose”.
Mentre il narratore pronuncia questa affermazione, a video scorrono immagini di non si sa chi, quando, cosa. Non viene detto chi sarebbe stato promosso, quando sarebbe stato promosso, e perchè non avrebbe dovuto esserlo. Pare che il regista si sia basato solo sulle dichiarazioni della McKinney (più sotto) senza alcuna verifica e approfondimento.

In ogni caso, come abbiamo visto, la difesa aerea non poteva fare più di quello che aveva fatto, per cui non c'era ragione di punirne i responsabili, che anzi hanno scavalcato e ignorato le normali lungaggini burocratiche pur di assicurare il decollo rapido dei caccia disponibili.

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14. La Mc Kinney

Minuto 09 e 15 secondi circa

Narratore: “La parlamentare democratica Cinthya McKinney  ha chiesto ripetutamente al governo dei chiarimenti ma fino ad oggi non ha ottenuto risposta”
Sottotitoli riportano le dichiarazione della donna: “Washington DC sembra essere l'unico posto dove si possono commettere ripetuti errori sul lavoro e venire promossi. La mia domanda alla Commissione è questa: il fatto di aver visto delle promozioni, invece delle punizioni, per aver sbagliato che cosa ci dice, se mai vuol dire qualcosa, sulla linea di condotta tenuta dalle persone che poi sono state promosse?”

Onestamente questa dichiarazione, messa così, ci dice poco. Intanto, però, ci dice che un solo parlamentare, tra le centinaia che compongono il Congresso USA, ha contestato queste promozioni (e anche in questo caso non sappiamo di chi si stia parlando). Un parlamentare contro 535. 

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15. Dirottatori a zonzo

Minuto 10 e 05 secondi circa.



Narratore: “Un altro aspetto che rende incomprensibile la strategia dei terroristi, è come gli ultimi due aerei, nonostante ci dovesse essere l'intera aviazione che li cercava, si siano concessi il lusso di allontanarsi di tre o quattrocento miglia ciascuno dal proprio bersaglio, prima di invertire la rotta. Sarebbe come partire da Fiumicino, con l'intenzione di colpire il Colosseo, andando però fino a Milano a fare inversione di marcia, nonostante ci debbano essere i caccia di tutta Italia che ti stanno cercando".



E qui rasentiamo la pura idiozia. Dove sta scritto che i dirottatori avrebbero dovuto iniziare il dirottamento non appena l'aereo è decollato? Sono entrati in azione nel momento in cui hanno ritenuto opportuno farlo, e se nel frattempo l'aereo ha continuato a volare, ci pare una cosa abbastanza normale.

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16. Ancora i voli sincronizzati



Minuto 11 e 10 secondi circa.

Voce narrante: “Con scarti di un paio di minuti al massimo, ciascun aereo ha invertito la rotta subito dopo che quello precedente aveva colpito il suo bersaglio:
08:46 (mostra impatto AA11) – 08:47 (mostra inversione rotta UA175)
09:02 (mostra impatto UA175) – 09:03 (mostra inversione rotta AA77)
09:39 (mostra impatto AA77) – 09:40 (mostra inversione rotta UA93)"

Come abbiamo detto già prima, il regista inventa gli orari, o forse li pesca dal gioco del Lotto, non si capisce.

Infatti questi sono gli orari corretti:

L'UA175 ha invertito la rotta alle 08:53 e ha impattato alle 09:03.
L'AA77 ha invertito la rotta alle 08:54 e ha impattato alle 09:37.
L'UA93 ha invertito la rotta alle 09:34.

E, sempre come abbiamo detto prima, non si scappa su questi orari, attestati dalle "Scatole Nere" e dalle registrazioni dei Tracciati Radar.

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17. La testimonianza di Mineta

Minuto 12 e 20 secondi circa.



Per smentire la circostanza che il controllo aereo aveva perso le tracce del volo AA77, il regista fa ascoltare la dichiarazione di Mineta, ministro dei trasporti, davanti alla Commissione di Inchiesta:

“Nel periodo in cui l'aereo si stava avvicinando al Pentagono, c'era un giovane che ogni tanto entrava e diceva al Vice Presidente: <l'aereo è a 50 miglia, l'aereo è a 30 miglia>. E quando è arrivato a 10 miglia il giovane ha anche chiesto al Vice Presidente: <L'ordine rimane immutato? >
E il vice-presidente ha girato la testa di scatto, e ha detto: <Certo che rimane immutato. Hai forse sentito qualcosa in senso contrario?>
Presidente della Commissione: “Il volo di cui sta parlando...”
Mineta: “ E' il volo che ha colpito il Pentagono”



Il regista sfrutta queste dichiarazioni con l'intento di sostenere che la difesa aerea conosceva benissimo la posizione del volo AA77 ed era in condizione di abbatterlo. Poichè, però, non lo ha abbattuto, l'ordine di Cheney era necessariamente un ordine di "non abbattimento".

Ora, si impongono un paio di considerazioni. La prima è che sarebbe davvero ben strano che una circostanza così scandalosa sia stata tranquillamente riferita da Mineta come fosse la cosa più normale del mondo.
La seconda considerazione, insuperabile, è che Mineta si è semplicemente sbagliato.
Vediamo perchè.

La testimonianza di Mineta si può leggere in versione integrale a questo link: Audizione di Mineta
Una traduzione in italiano dei passaggi fondamentali può essere letta sul nostro blog  "L'ordine misterioso di Cheney"  e su Crono911 Online .
I due link citati contengono anche un'analisi puntuale degli orari con indicazione delle relative fonti.

Si scopre così che Mineta parla del momento in cui si trovava all'interno del PEOC, il centro operativo di emergenza della Casa Bianca, insieme a Cheney.
Mineta, per sua stessa ammissione, è giunto alla Casa Bianca, scortato dai servizi segreti, mentre l'edificio veniva evacuato:
Mineta: "Nel momento in cui giunsi alla Casa Bianca, questa veniva evacuata..."
Ora, l'evacuazione è avvenuta alle ore 09:45 circa ( Fonti: CNN ; Washington Post) mentre il volo AA77 si era già schiantato alle 09:37 !

Quindi, se Mineta è giunto alla Casa Bianca alle 09:45 ed è entrato nel PEOC dopo che il volo AA77 si era già schiantato, è evidente che il velivolo in avvicinamento di cui ha sentito parlare nel PEOC non poteva essere il volo AA77 !

E difatti lo stesso Cheney è entrato nel PEOC  praticamente nello stesso momento in cui il volo AA77 si schiantava sul Pentagono (Fonti: Telegraph; Rapporto Commissione 9/11 pag. 40-41 e relative note; Washington Post ), ossia alle 09:37 circa. E Mineta è arrivato pochi minuti dopo, non prima delle 09:45.


E quindi, se non era il volo AA77, che volo era? In realtà era il volo UA93, del quale la FAA, pur avendone perso le tracce, cercava di simulare la traiettoria di avvicinamento a Washington basandosi sugli ultimi dati conosciuti prima che sparisse dai radar.
E questo avveniva, si badi bene, a partire dalle 10:12 (Fonte: Washington Post ) quando anche il volo UA93 era già precipitato da alcuni minuti (alle 10:03) nelle campagne di Shanksville, ma al quartier generale della FAA ancora non lo sapevano.

Per verificare tutto questo, non ci vuole una grossa scienza. Bastava leggersi le fonti giornalistiche (ne abbiamo citato alcune tra le tante) o lo stesso Rapporto della Commissione di Inchiesta, per non parlare dell'audizione di Mineta. E'tutto scritto nero su bianco.

Ma il regista preferisce ingannare lo spettatore.

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18. Ritrovare il Pentagono

Minuto 13 e 20 secondi circa.



Il narratore chiede:
“Come si può pensare di ritrovare il Pentagono, partendo da un punto qualsiasi in West Virginia? Senza più nessun aiuto da terra?

E' tanto tempo, ormai, che hanno inventato i sistemi di navigazione automatica, ed il Boeing 757 - come pure il Boeing 767 - dispongono di un sistema particolarmente sofisticato, in grado di pilotare il velivolo senza alcun intervento umano:

Un sistema computerizzato interamente integrato per il controllo del volo (FMCS) permette guida e controllo automatici del 757-200 da subito dopo il decollo fino all’avvicinamento finale e all’atterraggio. Unendo i processori digitali che controllano la navigazione, la guida e la spinta del motore, il sistema di controllo del volo assicura che il velivolo segua la rotta più efficace e un profilo di volo teso a ridurre il consumo di carburante, il tempo di volo e il lavoro dell’equipaggio.
La precisione del sistema di navigazione GPS, le funzioni automatizzate per il controllo del traffico aereo e le prestazioni avanzate per migliorare la guida e le comunicazioni, ora sono disponibili come parte del nuovo computer per il controllo di volo, il Future Air Navigation System (FANS).
Il comandante e il primo ufficiale hanno a disposizione ciascuno due display elettronici per la strumentazione di volo principale. Un indicatore elettronico mostra la posizione dell’aereo e dà indicazioni per la guida con il pilota automatico. L’indicatore elettronico della posizione orizzontale mostra una mappa video di assistenza al volo, degli aeroporti e della rotta prevista e può mostrare l’immagine radar della situazione meteorologica a terra. 
(Fonte: BOEING )



Ma vi pare possibile che il regista non sappia queste cose? Vi pare possibile che non si sia preso la briga di vedere quali sistemi di navigazione sono installati su un moderno Boeing ? Possibile che abbia fatto un film di novanta minuti con un atto d'accusa così pesante... senza nemmeno sentire un pilota?

Evidentemente al regista non interessa dire la verità, e nemmeno porre legittime domande: gli basta trarre in inganno lo spettatore.

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19. Hani Hanjour


Minuto 13 e 45 secondi circa

Narratore:
“Hani Hanjour, come ha confermato il suo istruttore in un'intervista al New York Times, era lo zimbello della scuola di volo, non era mai stato in grado di pilotare nemmeno un monomotore, non aveva mai volato in quota> (in realtà i titoli sullo sfondo dicono <mai guidato un jet>) e di certo non aveva mai visto prima da vicino i comandi di un 757".

Hani Hanjour di istruttori ne ha avuti più di uno nella sua carriera di pilotaggio, ed il New York Times esce 365 volte all'anno... ma il regista ha ritenuto superfluo indicare il nome dell'istruttore e la data di pubblicazione dell'intervista. Fa in ogni caso piacere notare che, quando vuole, il regista i giornali li legge. 

In ogni caso, i fatti sono che Hanjour ha preso una licenza di pilota commerciale per aerei plurimotori nel 1999, dopo aver preso altre due abilitazioni di volo, cui ha fatto seguito l'addestramento per i "jet" ( Associated Press ). 
La storia di Hanjour e le sue esperienze di volo, sono state ampiamente riportate dalla stampa e nel Rapporto della Commissione 9/11. Ne abbiamo preparato un'ampia panoramica su Crono911  ( con relativo Elenco Fonti ) e sul blog Undicisettembre , che integra anche le fonti di riferimento.
Da questa ampia documentazione si evincono in maniera molto chiara le capacità di Hanjour, che non sarà stato un pilota provetto ma in ogni caso era perfettamente capace di pilotare, ed aveva al suo attivo ben 600 ore di volo. Inoltre si era addestrato su sofisticati simulatori che gli consentivano di avere una considerevole confidenza con i comandi del Boeing 757.

Infine,uno dei suoi istruttori (Marcel Bernard della Freeway Airport... noi i nomi e i cognomi li citiamo) ha dichiarato:
"Despite Hanjour's poor reviews, he did have some ability as a pilot... "There's no doubt in my mind that once that [hijacked jet] got going, he could have pointed that plane at a building and hit it"  (Fonte: Newsmine )
Tradotto:
"Nonostante gli scarsi risultati di Hanjour, egli aveva una certa abilità nel pilotaggio... Non ho alcun dubbio sul fatto che una volta in volo, poteva puntare quel tipo di aereo contro un edificio e colpirlo"

Anche in questo caso, abbiamo una serie articolata di fonti, facilmente reperibili, che dicono come stanno le cose. 
Anche in questo caso, il regista fa finta che esse non esistano, preferendo citare una sola fonte generica e difficilissima, se non impossibile, da verificare.
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20. La manovra di Hanjour


Minuto 14 e 05 secondi circa

Narratore:
“Una volta in vista del Pentagono è sceso in pochi secondi da oltre 2000 metri con una spettacolare virata di 270 gradi. Una manovra simile a questa ma fatta verso il basso (mostra le immagini di un caccia che fa il giro della morte) portando l'aereo con grande sicurezza ben oltre i limiti concessi dal suo stesso sistema di guida. Non a caso i controllori di volo che lo seguivano sui radar commentavano: <La velocità, la manovrabilità, il modo in cui ha virato, tutto ciò ci ha fatto pensare a un caccia militare , e siamo tutti controllori con una certa esperienza sulle spalle>. Questa ci porta a quella che si può considerare la madre di tutte le domande: che cosa, in realtà, ha colpito il Pentagono?"

Anche in questo caso il regista propone dati strampalati, forse pescati da vecchi articoli di cronaca in cui i giornalisti, non avendo a disposizione altri dati, hanno colmato i vuoti con la propria immaginazione e con supposizioni di vario genere . 
Ma la rotta del volo AA77 non è più argomento di libera interpretazione. I tracciati dei radar e la "scatola nera" del velivolo hanno fornito tutti i dati necessari a ricostruire con estrema precisione la rotta, e questi dati sono stati tutti resi pubblici. 
Noi, che le ricerche le facciamo sul serio, abbiamo reso disponibili, in una apposita Sezione di Crono911, tutti i rapporti e i dati relativi all'indagine dell'NTSB (l'ente per la sicurezza del volo), alle radio-comunicazioni, alla ricostruzione della rotta attraverso i dati del Flight Recorder (la "scatola nera") del volo AA77, ai tracciati radar e all'analisi dei dati dell'autopilota di bordo. Troverete anche l'immagine radar con la posizione dei quattro velivoli dirottati.
Nella Home Page  abbiamo inserito, nel modulo documenti, persino i dati "grezzi" del Flight Recorder, che chiunque può scaricare e analizzare come crede. 
La traiettoria reale del volo AA77 è questa (cliccare per ingrandire):

Final PathLa linea gialla mostra l'ampia virata, di circa 330 gradi (e non 270) compiuta da Hanjour.


Virata che non è stata particolarmente brusca o veloce, e che non ha niente a che vedere con il giro della morte (che è una manovra sul piano verticale e non su quello orizzontale) che siamo soliti apprezzare durante le acrobazie aeree.
Peraltro, si tratta di una manovra che non supera affatto "i limiti del sistema di guida dell'aereo". Affermazione, quest'ultima, probabilmente frutto di qualche esperienza onirica del regista, che - come abbiamo visto prima - non sa nemmeno quale sia il sistema di guida installato sul Boeing 757. 

E' chiaro che la manovra di Hanjour non è in ogni caso una manovra usuale per un aereo carico di passeggeri: di solito i piloti commerciali assicurano un volo tranquillo e rilassato, estremamente docile. Questo spiega i commenti dei controllori di volo (ammesso che siano di quel tenore... anche in questo caso dobbiamo fidarci ciecamente del regista, visto che non ci dice chi sono questi controllori e quale fonte ne abbia riportato i commenti...).
Ma di certo Hanjour non era particolarmente preoccupato del comfort dei passeggeri del volo AA77...

Ora si impone una considerazione. Quando si analizza la rotta di un velivolo, non c'è molto spazio per la fantasia e le valutazioni personali: i dati possono essere forniti solo dai tracciati radar e dalle scatole nere. Al massimo da qualche testimone presente sul posto. Ma nè i tracciati radar, nè i dati delle scatole nere, dicono ciò che il regista ha affermato. Quanto ai testimoni, come vedremo dopo, la quasi totalità di essi ha dichiarato di aver visto il volo AA77, con tanto di colori American Airlines, impattare il Pentagono (e per inciso, non è affatto vero che l'aereo fosse pilotato con "grande sicurezza", perchè la stragrande maggioranza dei testimoni oculari ha affermato che il velivolo ondeggiava vistosamente).
E quindi, su quali dati si è basato? Sulle chiacchiere delle comari di paesino? Sulle confidenze del barbiere? Glieli ha comunicati il giornalaio? 
Boh... lo sa solo lui. 

La verità è che il regista ha mentito spudoratamente, evitando di citare i dati reali.
E dopo questa interminabile sequenza di inganni e menzogne, ora fa il suo affondo, certo di aver ormai conquistato la credulità dello spettatore poco informato: cosa avrà mai colpito il Pentagono? Che sarà mai questo oggetto misterioso? Un UFO? Una meteora? Uno pterodattilo? Di certo il barbiere avrà avuto la risposta anche a questo enigma. Vediamo qual'è.

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21. Telecamere al Pentagono



Minuto 14 e 50 secondi circa

Narratore:
“Intorno al Pentagono sono disseminate centinaia di telecamere di sicurezza (mostra immagini varie di telecamere installate chissà dove) che coprono ogni minimo angolo della zona, di giorno e di notte. E' semplicemente il posto più protetto del mondo. Ci sono inoltre le telecamere del vicino svincolo autostradale che inquadrano ininterrottamente lo spazio aereo antistante il Pentagono stesso. Qualunque cosa lo abbia colpito deve per forza essere passata di qua. Anche il vicino Hotel Sheraton ha alcune delle sue telecamere puntate proprio in direzione dell'edificio colpito, ma i nastri di tutte queste telecamere sono stati immediatamente confiscati dall'FBI. E nessuno ha mai potuto vederli. Perché per le Torri Gemelle ci viene mostrato fino alla nausea l'impatto del secondo aereo, mentre per il Pentagono ci viene mostrato l'unico filmato in cui l'aereo non si vede affatto?”

Questo regista è davvero stupefacente.
Vogliamo dire... se la società autostradale monta una telecamera sullo svincolo autostradale, si presume lo faccia per monitorare il traffico autostradale... perchè mai dovrebbe tenerla puntata sul Pentagono? Non è che si sposti frequentemente in autostrada, il Pentagono. Mica è un caravan. Allo stesso modo, se il proprietario dello Sheraton si è montato le sue brave telecamere, lo avrà fatto per controllare il proprio albergo. Perchè mai avrebbe dovuto puntarle sul Pentagono? Oltre che gironzolare per le autostrade, forse che il Pentagono ogni tanto si fa anche una scappatella allo Sheraton? Con la Casa Bianca?

L'FBI ha sequestrato i nastri di tutte le telecamere nei paraggi, e questa è una procedura normale. Questo però non significa che in quei nastri ci sia chissà cosa, e non si vede ragione per cui l'FBI dovrebbe renderli pubblici, se non c'è nulla che possa interessare all'opinione pubblica. Non ci si aspetterà davvero che l'FBI dica: "Signore e signori, questo è il nastro dello Sheraton. Il Pentagono non è inquadrato, ma in compenso possiamo osservare il senatore John Smith che entra con... ehi gente.... quella biondona non assomiglia affatto alla moglie del senatore!".

Peraltro, una volta sequestrati, i nastri entrano nella disponibilità degli organi giudiziari, ed è un giudice che deve decidere se è il caso di diffondere il contenuto dei nastri oppure no. L'FBI non c'entra più nulla con la questione.

Recentemente è stato reso pubblico uno dei nastri sequestrati, quello di un impianto di rifornimento di carburante, le cui telecamere, secondo i  cospirazionisti, dovevano aver ripreso per forza  l'aereo. Nel nastro si vedono... le pompe per il rifornimento di carburante, come è logico che sia.

Ad ogni modo, due telecamere, entrambe del Pentagono, hanno ripreso l'impatto. Ed è già tanto, considerato che le telecamere servono a sorvegliare un edificio e i suoi punti di accesso, e non certo il cielo blu. Entrambi i filmati sono stati rilasciati al pubblico.

Non è poi vero che il Pentagono sia il "posto più protetto del mondo". A parte il fatto che è il primo obiettivo nel mirino dei missili nucleari russi e cinesi, nel malaugurato caso in cui dovesse scoppiare una guerra atomica, per cui non ci sentiremmo particolarmente al sicuro lì dentro, il Pentagono è solo l'equivalente del  nostro Ministero della Difesa. E' essenzialmente una struttura burocratica, che beneficia di misure di sicurezza paragonabili a quelle di qualsiasi altro edificio pubblico di una certa importanza. Il Pentagono non è un vero comando operativo. Al contrario, il comando strategico delle forze armate americane (che comprende il NORAD) è ubicato nel cuore di una montagna (Cheyenne Mountain a Colorado Springs) ed è protetto da decine di metri di roccia cui si aggiungono porte interne corazzate in cemento e acciaio del peso di 30 tonnellate l'una. Quello sì che può definirsi "il posto più protetto del mondo"...

Ma le acrobazie di quest'uomo non finiscono qui.
Si chiede "perchè per le Torri Gemelle ci viene mostrato fino alla nausea l'impatto del secondo aereo, mentre per il Pentagono ci viene mostrato l'unico filmato in cui l'aereo non si vede affatto?".
Innanzitutto i filmati del Pentagono sono due, non uno. E l'aereo si vede. Non sono riprese in stile Paramount Pictures, l'aereo si vede a malapena, ma c'è.
Quanto alla risposta... sarà mica per il piccolo, insignificante particolare che quando il secondo aereo ha colpito la seconda Torre, c'erano migliaia di telecamere puntate sulle Twin Towers? Non telecamere di sicurezza, ma le telecamere delle televisioni. Non sappiamo se il regista riesce a cogliere questo aspetto, forse è troppo complicato.
C'è invece da chiedersi come mai il regista, in forza della sua logica particolare, non abbia detto: "Ma come!? Con le centinaia, le migliaia di telecamere di sicurezza che stanno attorno alle Twin Towers e in tutta Manhattan, possibile che non ce ne sia una che abbia ripreso in maniera decente il primo impatto? Eppure dev'essere passato per forza di qui..."

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22. I testimoni del Pentagono

Minuto 16 circa



Dopo aver detto e mostrato che tutti i testimoni concordano sul fatto che sia stato un aereo dell'American Airlines a colpire il Pentagono, il film afferma:
Ma riguardo al tipo di aereo si va da chi aveva creduto di vedere un Boeing 757 , a chi dice di aver visto un aereo molto più piccolo, da 10-12 posti al massimo, molto più simile nelle dimensioni a un caccia militare".

Ecco che il regista torna a sfoderare le sue armi più sottili. Poco prima, ha abilmente introdotto il concetto del caccia militare, utilizzando il paragone fatto da un imprecisato controllore di volo, e mostrando la manovra acrobatica ("giro della morte", il termine tecnico corretto sarebbe "looping" ma non osiamo sperare in simili raffinatezze) di un agile e piccolo caccia.

Adesso il regista deve superare un problema, ossia quello dei numerosi testimoni che hanno visto un aereo dell'American Airlines impattare contro il Pentagono. Il regista non può sostenere che tutti quei testimoni siano comprati e mentano: ciò allargherebbe a dismisura il numero delle persone coinvolte in un ipotetico "complotto", rendendolo ancor meno credibile.
Allora, notate l'espressione: "si va da chi aveva creduto di vedere un Boeing.... a chi dice di aver visto un aereo molto più piccolo". 

In altre parole, non solo il regista cerca di stemperare il numero delle testimonianze, inducendo lo spettatore a credere che esse siano molto discordanti sul tipo di velivolo, ma usa il termine "aveva creduto di vedere" , riferito al Boeing 757, in contrapposizione con il termine "dice di aver visto" riferito a un aereo più piccolo.
Con questa attenta scelta dei termini, lo spettatore si predispone a pensare che chi ha visto un Boeing credeva di vederlo, ossia non l'ha visto realmente. Anzi, nella scelta del verbo egli usa un passato così remoto (aveva creduto) che sembra quasi che il testimone stesso, in un momento successivo, abbia precisato di essersi sbagliato! Questo è l'effetto subliminale voluto dal regista.
Al contrario, chi parla di un aereo più piccolo, "dice di aver visto", e non "aveva creduto di aver visto". Quindi, è sicuro di aver visto. Ed il tempo del  verbo è presente: "dice".

Furbo, eh?

Ovviamente,  alle dimensioni più piccole, un aereo da "10-12 posti", affianca il paragone con un caccia, cui lo spettatore è già stato predisposto in precedenza.

La tecnica è quella di aprire un piccolo forellino nelle convinzioni dello spettatore, per poi allargarlo e consolidarlo, per consentire alle "nuove certezze" confezionate dal regista, di dilagare senza più freni nè riserve. Il tutto presentato in maniera tale che lo spettatore abbia la convinzione di esserci arrivato da solo, esaminando dati e fatti oggettivi e incontrovertibili.

Ma come stanno realmente le cose?

Innanzitutto,un aereo da 10-12 posti non è comunque un caccia. I caccia sono monoposto, al massimo biposto. Quindi il paragone non regge.

Poi, non è affatto vero che i testimoni siano così discordanti, tutt'altro.
Ci sono almeno un'ottantina di testimoni, ed essi descrivono con molta precisione la traiettoria finale prima dell'impatto ed i movimenti del velivolo.
Alcuni di loro parlano genericamente di un aereo, altri di loro parlano di un grande aereo passeggeri, altri ancora precisano che si trattava di un Boeing 757, altri hanno visto chiaramente le livree dell'American Airlines... ma ce n'è solo UNO (Steve Patterson) che parla di un aereo da 10-12 posti: "appeared to hold about eight to 12 people" che tradotto significa: "Sembrava trasportare tra le otto e le 12 persone". 

Vediamo invece cosa dicono molti altri testimoni, peraltro ben più vicini di Patterson che si trovava nel suo appartamento al 14mo piano di un edificio della zona:

Mike Dobbs: "It was an American Airlines airliner"
James Cissell: "That is a big plane... I saw the faces of some of the passengers on board"
Dennis Clem: "There was a commercial airliner that said American Airliners over the side"
Richard Benedetto: "It was an American Airlines airplane, I could see it very clearly"
Omar Campo: "It was a passenger plane. I think an American Airways plane"
Bobby Eberble: "I looked back and saw a jet airliner flying very low and very fast"
Steve Eiden: "You could almost see the people in the windows"
Penny Elgas: "I remember recognizing it as an American Airlines plane -- I could see the windows and the color stripes"
Cheryl Hammond: "We saw the big American Airlines plane"
Joe Harrington: "An American Airlines airplane"
Albert Hemplhill: "The aircraft, looking to be either a 757 or Airbus"
Terrance Kean: "I saw this very, very large passenger jet"
William Lagasse: "I could see the windows and the blinds had been pulled down. I read American Airlines on it"
Lincoln Leibner: "I saw this large American Airlines passenger jet coming in fast and low"
Elaine McCusker: "I saw a very low-flying American Airlines plane "
Mitch Mitchell: "A huge jet plane clearly with American Airlines written on it"
Terry Morin: "The airliner came into my field of view"
James Mosley: "I looked over and saw this big silver plane run into the side of the Pentagon"
Christopher Munsey: "A silver, twin-engine American Airlines"
Vin Narayanan "An American Airlines jet flying right at me"
John O' Keefe: "I immediately recognized it as an American Airlines jet"
Mary Ann Owens: "A large plane"
James Robbins: "The sight of the 757 diving in at an unrecoverable angle is frozen in my memory"
James Ryan: "I see an American Airlines plane, silver plane, I could see AA on the tail"
Joel Sucherman: "Looked to be an American Airlines jet, probably a 757"
Philip Thompson: "I could see the passenger windows glide by"
Tim Timmerman: "It was a Boeing 757, American Airlines, no question"
Alan Wallace: "The airplane was a 757 Boeing or a 320 Airbus"
Mike Walter: "I saw a big silver plane and those double A's ...It was an American Airlines jet"
Dave Winslow: "I saw the tail of a large airliner"
Ian Wyatt: "It looks like a silver American Airlines, twin-engine plane"
Madelyn Zakhem: "It was huge! It was silver. It was low."

Ci fermiamo qui... 32 testimonianze, tra essi vi sono anche alcuni piloti, come Tim Timmerman. Parlano di un grande aereo passeggeri, con i colori American Airlines, alcuni hanno riconosciuto senza alcun dubbio il Boeing 757, altri aggiungono particolari ancora più specifici.

Ma di quale caccia parla, il signor Regista? Quale piccolo aereo da 10-12 posti? Su oltre ottanta persone, ha pescato l'unica che parla di un aereo più piccolo, e tanto gli basta per dire, sostanzialmente, che tutte le testimonianze lasciano il tempo che trovano !

Senza contare un altro, importante particolare: il volo AA77 è stato visto dall'equipaggio di un velivolo da trasporto C-130 in volo su Washington, che lo ha seguito visivamente fin quasi al momento dell'impatto, su richiesta della locale torre di controllo!

Ci sono molti siti che, con esaustivi lavori di ricerca, hanno raccolto tutte le testimonianze dirette e indicato le relative fonti.
Ne citiamo alcuni:

Pentagon Witness Accounts
Analysis of Eyewitness Statements Pentagon
They Saw The Aircraft 

Da essi, potrete leggere con i vostri occhi le dichiarazioni dei testi, e consultare i link ai media che le hanno raccolte. E state tranquilli che in quei siti non troverete nessuno che cercherà di convincervi a comprare il suo DVD o il suo libro...

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23. Sagadevan e la manovra impossibile

Minuto 16 e 35 secondi circa

Voce narrante: “Una volta allineato con l'edificio, l'aereo aveva davanti a sé lo svincolo autostradale a forma di quadrifoglio, che dista dalla facciata del Pentagono circa 250 metri , ma invece di puntare comodamente verso la zona centrale dell'edificio il pilota sceglieva a quel punto di abbassarsi pericolosamente al livello del suolo, copriva così gli ultimi 250 metri a volo radente, viaggiando alla massima velocità e tranciando nel frattempo, lungo il percorso, svariati pali della luce. Oltre che assolutamente illogica, questa manovra è stata giudicata praticamente impossibile da piloti di linea ben più esperti di Hani Hanjour..."

Mentre il narratore dice queste parole, il regista ci mostra una trasmissione del TG-1 in cui un pilota dice che la manovra è “estremamente difficile”.

Il punto è che non sta scritto da nessuna parte che Hanjour volesse impattare esattamente dove ha impattato e nel modo in cui ha impattato.
E' come tirare un sasso su una spiaggia e, dopo che è caduto, chiamare un bagnante e chiedergli: "Secondo lei qualcuno riuscirebbe a tirare un sasso esattamente in questo preciso punto?" . E' chiaro che chiunque risponderebbe: "E' molto difficile"

Ma la cosa strabiliante è che il regista afferma che la manovra è stata giudicata "praticamente impossibile" e nel contempo trasmette la dichiarazione di un pilota che dice: "E' estremamente difficile". Dalle nostre parti, "estremamente difficile" e "praticamente impossibile" non sono sinonimi.

Peraltro, un pilota "normale" di solito non fa quel tipo di manovre... non è che tutti i giorni uno si va intenzionalmente a schiantare contro un edificio...

Ed è poi singolare che il regista si lamenti che Hanjour non ha puntato "comodamente" la zona centrale dell'edificio:  Il Pentagono, al centro, è vuoto. C'è un grande cortile. Perchè mai Hanjour avrebbe dovuto voler schiantarsi sul cortile? Nostalgia degli spazi aperti? Boh... 

Il regista commenta che si è abbassato "pericolosamente": chi glielo spiega che Hanjour non stava facendo un volo turistico su Washington? Come diavolo si può pensare che uno che ha dirottato un aereo, ucciso i piloti, sfidato la difesa aerea militare, ed è intenzionato a schiantarsi sul Pentagono a oltre 800 km/h, possa preoccuparsi di abbassarsi troppo? Che ci dirà ancora il regista? Che è strano che non si sia allacciato la cintura di sicurezza?

Il regista osserva che la manovra è "assolutamente illogica". A parte che non è mai molto logico schiantarsi contro un edificio... ma non era stato proprio lui, il regista, a dirci che Hanjour era una schiappa di pilota? Se era una schiappa, una manovra poco logica te la devi pur aspettare... 

Noteremo anche più avanti che il regista comincia a contraddire sè stesso. Questo è uno dei primi film cospirazionisti in cui l'autore si "debunka" da solo.

Ma al regista importa poco: in 15 minuti di video è ormai certo di aver ridotto in poltiglia le capacità logiche dello spettatore (anche perchè uno che resta lucido dopo un quarto d'ora di questa tortura, difficilmente va oltre nella visione) e di averlo trasformato in un aspirante cospirazionista, pronto a credere a tutto ciò che il film vorrà comunicargli.

Proseguendo nel filmato, il regista utilizza una simulazione dell'impatto. Si vede l'aereo a una quota estremamente bassa, al punto che durante il percorso colpisce in pieno alcuni pali di illuminazione, all'incirca a metà della loro altezza.

La simulazione è palesemente falsa. Infatti sia le testimonianze dei presenti (vedi sopra) che le foto dei pali abbattuti nonchè le simulazioni 3D professionali ci dicono che il velivolo ha colpito la sommità dei pali.

Successivamente il regista ci mostra un altro spezzone della trasmissione al TG-1, in cui un altro pilota parla della difficoltà di volare raso terra: “Si deve vincere la reazione istintiva di alzarsi... primo... secondo, ci sono tutta una serie di turbolenze che rendono molto difficile stare veramente appiccicati per terra.

Anche in questo caso, il pilota parla di una reazione istintiva ad alzarsi, decisamente normale per un pilota che non intende schiantarsi, ma certamente assente in un pilota suicida. Nessuno mette in dubbio che stare "appiccicati per terra" non è una passeggiata, tanto più con un aereo di quelle dimensioni, ma abbiamo visto che Hanjour non era poi così appiccicato come il regista vuol far credere, ed i 250 metri percorsi a oltre 800 km/h corrispondono ad un secondo e mezzo di volo! Non è che Hanjour dovesse volare per chissà quanto tempo in quelle condizioni!

Quindi il regista introduce la testimonianza di Nela Sagadevan, definito “ingegnere aeronautico, un pilota ed è specializzato in aerodinamica”.

Sagadevan dice: Si chiama effetto suolo, ed è maggiore negli aerei che hanno un basso carico alare , cioè i grossi aerei con ali grandi... gli aerei con forte carico alare invece, come ad esempio i caccia, possono volare ad altissima velocità rasoterra perché sono progettati per farlo. Ma con aerei come il Boeing 757 non puoi farlo... è aerodinamicamente impossibile.

Sagadevan si sofferma sulle scarse capacità aviatorie di Hanjour, dice di aver parlato con alcuni dei suoi istruttori e che non era in grado di volare in solitario, definendolo “il più semplice e fondamentale esercizio di volo che uno possa fare...”

Dunque, la prima domanda che dobbiamo porci è: ci sono decine di migliaia di piloti ed esperti ingegneri aeronautici nel mondo, è mai possibile che il regista sia andato a pescare questo Nela Sagadevan.... addirittura dallo Sri Lanka? Niente di più vicino?
Proprio così, questo sedicente esperto, sulle cui credenziali dobbiamo fidarci senza riscontri, viene addirittura dal lontano Sri Lanka, ed è autore di un libro intitolato "Warpaint of the Gods" , uno strano volume che pone questo interrogativo: "Dio ha una religione? Se sì, qual'è? Se no, perchè gli uomini ne hanno così tante?"

Nela (o Nila) Sagadevan, lo dice la sua biografia, ha vissuto per 15 anni in Alaska, dove è stato colto da una specie di crisi mistica che lo ha portato a interrogarsi sulla visione antropocentrica della vita e della religione.....  Dalle nostre parti, se uno prende il brevetto di pilota, si laurea in ingegneria aeronautica e si specializza in aerodinamica, tutto questo per rintanarsi in Alaska e scrivere un libro di religione,  si pensa che non abbia tutte le rotelle al proprio posto...

E' poi strano che questo Sagadevan si sia preso la briga di andare a parlare con gli istruttori di Hanjour... dall'aeronautica alla religione all'investigazione complottista... 

Va bene, se il regista non ha trovato di meglio per sostenere le proprie tesi, non possiamo farci nulla.

Peccato però che gli anni in Alaska, a quanto pare, devono aver congelato le conoscenze tecniche di Sagadevan, il quale sostiene che l'effetto suolo impedisce agli aerei con un basso carico alare di volare ad altissima velocità rasoterra, cosa possibilissima invece per i caccia che hanno un forte carico alare.

Dunque, il carico alare si ottiene dividendo il peso dell'aereo per la sua superficie alare.

Vediamo un po', il Boeing 757 ha una superficie alare pari a 185,25 metri quadri ed un peso  al decollo pari a circa 110.000 kg, il che si traduce in un carico alare di  593 kg/mq.

Vediamo come se la cava un caccia, e precisamente l'F-15E Strike Eagle, un aereo progettato per volare ad altissima velocità (oltre 1.400 km/h) rasoterra: il peso tipico di missione al decollo è intorno ai 22.000 kg e la sua superficie alare è pari a 56,61 metri quadri, il che ci dà un carico alare di  388 kg/mq !

Ma allora, se Sagadevan ha ragione, e gli aerei con più alto carico alare possono volare ad alta velocità rasoterra,  il Boeing 757 non ha alcun problema, visto che il suo carico alare è di gran lunga superiore a quello che oggi è considerato il miglior caccia da penetrazione a bassa quota esistente al mondo.

Potremmo fermarci qui, ma vogliamo essere un po' più cattivi.

Sagadevan è poco aggiornato: il discorso degli alti carichi alari fa parte di una tecnologia costruttiva che ormai è considerata preistorica. I velivoli moderni, come l'F-15E o il Boeing 757, dispongono di un sistema di controllo del volo computerizzato che consente di volare a bassissima quota ed elevata velocità, indipendentemente dal carico alare

Peraltro, l'effetto suolo, così come introdotto da Sagadevan, è una vera e propria panzana. Jeff Scott, ingegnere aerospaziale specializzato in analisi aerodinamiche e progettazione di aerei, in un articolo tecnico su Aerospaceweb, ha spiegato con dovizia di particolari le ragioni per cui l'effetto suolo non ha creato nessun problema ad Hani Hanjour ed al velivolo che pilotava, e le ragioni per cui la manovra di attacco di Hanjour è stata relativamente semplice e non richiedeva alcuna particolare abilità.

E poi, signor Sagadevan... se lei è convinto che un aereo così grosso non possa volare così basso e veloce.... non lo dica a noi... provi a dirlo a questo:

Low Pass

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24. Senza sbandamenti

Minuto 21 e 05 secondi circa.



Narratore:
“L'aereo prosegue, a detta di tutti i testimoni, senza un solo sbandamento, dritto verso il proprio obiettivo. Prima di schiantarsi colpisce con l'ala destra un grosso camion generatore, che stava parcheggiato davanti all'edificio, mentre con l'ala sinistra sorvola dei grossi rulli di cavo elettrico, senza farli cadere. Il camion generatore prende immediatamente fuoco..."

Questa è un'altra spudorata  menzogna.

Vari testimoni, infatti dicono esattamente il contrario. Alcuni esempi:

Steve Anderson: "I watched in horror as the plane flew at treetop level, banked slightly to the left"
Gary Bauer: "And it veered to the right into the Pentagon"
Penny Elgas: "It banked in the slightest turn in front of me"
Bruce Elliot: "It was banking "
Albert Hemphill: "He was slightly left wing down"
Robert Leonard: "The aircraft, so close to the ground, was banked skillfully to the right "
David Marra: "The plane rolled left and then rolled right"
Steve Riskus: "It was not completely level"


Il regista dovrebbe sapere cosa significano termini come "banked" e "rolled", e queste testimonianze dimostrano che l'aereo ha ondeggiato e sbandato prima di colpire il Pentagono. Ma lui non dice: "molti testimoni", non dice "vari testimoni", dice: "tutti i testimoni". 

Pensate poi a un altro aspetto. Prima il regista ha detto che i testimoni "hanno creduto di aver visto" un grosso aereo, quando gli conveniva sostenere che le testimonianze non sono affidabili e potrebbe anche essere stato un piccolo aereo. Poi improvvisamente fa leva su quelle stesse testimonianze, quando gli conviene sostenere che l'aereo andava diritto e senza sbandamenti.

Si può essere più scorretti? Certo che sì. Il regista infatti non ha finito di stupirci... ma di una cosa siamo certi: le testimonianze le ha lette, ed anche bene, per non essergli sfuggita l'unica che parlava di un aereo di 10-12 posti.  E pertanto quando mente, come in questo caso, lo fa in assoluta consapevolezza.

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25. Un buco piccolo piccolo

Minuto 21 e 55 secondi circa



Voce narrante:
"La spaccatura centrale è di circa 20 metri (il film mostra la zona collassata del Pentagono) mentre l'apertura alare di un Boeing 757 è di circa il doppio”.
E a questo punto si dedica a evidenziare che la spaccatura è troppo piccola rispetto alle dimensioni dell'aereo.
Mostra una foto della facciata colpita, prima del collasso (una foto in cui si vede ben poco a causa del fumo...), e spiega:
La parete è ancora tutta in piedi e presenta un solo foro di entrata di tre – quattro metri al massimo ... al piano terra le colonne portanti sono rimaste in piedi (e mostra un'area larga decine di metri, in piedi ma sconquassata). Le macerie sono quasi tutte riversate all'esterno (nella foto che ci mostra, non si vedono...) Molte delle finestre hanno addirittura ancora i vetri intatti... L'aereo quindi non è finito sotto le macerie... come molti hanno creduto... ”

Innanzitutto, l'area interessata dall'impatto è molto più larga di quello che il regista vuol far credere. E non c'è da andare troppo lontano per scoprirlo. Basta leggersi il rapporto "The Pentagon Building Performance" preparato dagli ingegneri civili strutturali dell'ASCE, nel quale sono presenti fotografie, planimetrie e ricostruzioni digitali. In altre parole, non è che lo dicono gli ingegneri: lo dicono, lo mostrano e lo provano, e chiunque può verificarlo da sè. Il rapporto può essere scaricato dalla Home Page del sito Crono911.org .

Immagine ASCEQuella che mostriamo è la ricostruzione dell'ASCE che mostra la parte gravemente lesionata dall'impatto e la sezione interessata dal successivo cedimento strutturale.

Si noti come la conformazione dell'apertura richiami da vicino il profilo dell'aereo e delle ali. A pagina 35 del Rapporto ASCE leggiamo che l'area gravemente danneggiata dall'impatto ha una larghezza complessiva di 120 piedi, pari a 36 metri e mezzo, mentre l'apertura alare di un Boeing 757 è pari a 125 piedi, ossia 38 metri. Le due misure, quindi, corrispondono pressochè perfettamente. Bisogna poi considerare che il Boeing ha impattato con un'angolazione di 42 gradi rispetto alla "normale" della facciata, e pertanto l'ala destra ed il muso hanno urtato prima dell'ala sinistra. Questo il regista lo sa bene, visto che il rapporto è stato rilasciato al pubblico all'inizio del 2003. Però preferisce mentire.

"La parete è ancora tutta in piedi", sostiene il regista... "presenta un solo foro di entrata di tre o quattro metri al massimo....", "le macerie sono quasi tutte riversate all'esterno".... ma il bello è che nelle immagini che mostra, si vede esattamente il contrario. Il rapporto ASCE, peraltro, contiene decine e decine di fotografie, che mostrano chiaramente lo stato dei luoghi, sia prima che dopo il cedimento strutturale della sezione interessata dall'impatto. Nella Sezione Pentagono del nostro sito abbiamo inserito decine di altre foto che non lasciano spazio a dubbi o strane interpretazioni.

Quanto al singolo foro di entrata... l'aereo era uno. Perchè mai dovrebbero esserci più fori di entrata? Quanti fori avete visto nelle pareti delle Twin Towers? Avete visto qualcosa che assomigliava a una fetta di gruviera, per caso? Peraltro, le foto dimostrano che quel foro non era affatto largo "3-4 metri" (che è un'affermazione assolutamente ridicola) ma una vera e propria voragine infuocata. 

E' incomprensibile, poi, che il regista piagnucoli sul fatto che alcune colonne portanti (alcune colonne... non "le colonne") siano rimaste in piedi, o che alcune finestre siano rimaste intatte.  

Innanzitutto la zona impattata dal velivolo era stata recentemente ristrutturata e rinforzata per resistere ad attentati esplosivi, ed i rinforzi comprendevano l'installazione  di speciali finestre anti-esplosione pesanti più di una tonnellata ciascuna (oltre al citato rapporto ASCE, si veda anche questo articolo del Washington Post). Non si capisce quindi cosa ci sia di strano nel fatto che una struttura progettata per resistere a un'esplosione, resista a un'esplosione.
Il regista sa bene come stanno le cose, ma sa anche che difficilmente lo spettatore conosce questi "retroscena".

In secondo luogo, non si vede perchè le colonne portanti del Pentagono debbano obbedire ai desideri del regista e andare tutte giù come i birilli in uno strike del bowling. Un aereo è fatto di parti più "dure" (come i motori e i carrelli) e di parti più fragili (come le ali e la fusoliera) ed è normale che una colonna portante colpita da un'ala abbia più probabilità di restare in piedi rispetto a una colonna portante colpita da un motore. La verità è che nell'area investita dal velivolo e dai suoi rottami, ci sono molte decine di colonne portanti. Una trentina di esse sono state distrutte, più di una quindicina sono state deformate al punto da non avere più alcuna resistenza strutturale, una decina sono state gravemente lesionate e più di venti hanno riportato danni significativi.  Ci sono solo un paio di colonne, interessate marginalmente dal percorso dei rottami dell'aereo, che sono rimaste integre (si veda la pianta delle colonne a pag. 53 del rapporto ASCE).

Ma in ogni caso, anche ammesso che un certo numero di colonne sia rimasto in piedi, questo cosa significherebbe?

Il regista per il momento non lo spiega. Evidentemente il suo scopo è solo quello di ingolfare il cervello dello spettatore, per far passare l'affermazione: "L'aereo quindi non è finito sotto le macerie, come molti hanno creduto".

Eccoci arrivati, quindi. Dopo una serie di chiacchiere, infondate, menzognere e prive di significato, trae una conclusione che non ha nulla a che vedere con quanto ha appena detto. Come dire che uno parla per dieci minuti della pericolosità dell'uranio, e poi conclude che le uova sode fanno ingrassare.

Chi ha mai detto che l'aereo è finito sotto le macerie, scusate? Quali macerie? L'aereo si è disintegrato nell'impatto, è esploso, si è trasformato esso stesso in rottami e macerie. La sezione colpita è collassata molti minuti dopo l'impatto... e chiaramente è finita sopra... a quello che stava sotto.
O doveva finire sotto a quello che stava sopra? Ma di cosa sta parlando il regista? Quale cartone animato ha visto? Non è dato saperlo. 

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26. Un prato pulito pulito

Minuto 23 e 25 secondi circa



Narratore:
“Poco dopo l'impatto, il prato appare intonso (e mostra una foto di un pezzo di prato ben dietro i mezzi di soccorso), non si vede il minimo segno di una strisciata, tantomeno quello di una buca e non c'è in giro un solo rottame di una certa consistenza che possa essersi staccato dall'aereo al momento dell'impatto (e continua a scorrere su immagini in cui i rottami non si vedono). Non un'ala, non un motore, un sedile, un pezzo di fusoliera... una valigia, un timone di coda... niente, assolutamente niente di quello che siamo abituati a vedere normalmente quando cade un aereo di quelle dimensioni...”

Scusate. Appena pochi secondi prima il reg